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Vitellozzo
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18/04/2007, 20:29

Rischio rabbia per i penitenti delle Filippine
Nelle cerimonie del Venerdì santo si erano inflitti ferite e tagli sulla schiena. Ma così hanno favorito l'insediamento del virus

L'allarme scattato dopo la morte di uno dei partecipanti al cruento rito


MANILA (Filippine) - Si sono inferti tagli e ferite sulla schiena flagellandosi in pubblico nel corso delle celebrazioni del venerdì santo. Ora rischiano di avere contratto la rabbia.
L'ALLARME - Centinaia di persone che hanno partecipato nelle Filippine ai riti tradizionali in memoria della Passione di Cristo, sono state sottoposte a profilassi antirabbica. L'allarme è scattato dopo il decesso di uno dei penitenti. Secondo Maria Clara Aquino, medico di Pampanga contattato dall'agenzia di stampa Reuters, tutti coloro che hanno preso parte alla cerimonia potrebbero essere stati esposti al contagio.
RISCHIO CONTAGIO - La rabbia si trasmette in genere attraverso il morso di un animale infetto. La contiguità e le ferite aperte dei flagellanti potrebbero avere favorito l'insediamento del virus e per questo sono scattate le contromisure.Il periodo tra l'infezione e i primi sintomi, di tipo influenzale, va normalmente da 3 a 12 settimane ma può durare fino a due anni.
18 aprile 2007
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19/04/2007, 8:22

Vitellozzo ha scritto: Rischio rabbia per i penitenti delle Filippine
Nelle cerimonie del Venerdì santo si erano inflitti ferite e tagli sulla schiena. Ma così hanno favorito l'insediamento del virus

L'allarme scattato dopo la morte di uno dei partecipanti al cruento rito


MANILA (Filippine) - Si sono inferti tagli e ferite sulla schiena flagellandosi in pubblico nel corso delle celebrazioni del venerdì santo. Ora rischiano di avere contratto la rabbia.
che c°§li°ni
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19/04/2007, 11:15

Virginia Tech, video-testamento del killer alla tv

Gli studenti del Virginia Tech e l'America intera sono esterefatti dalla fredda follia dello studente sudcoreano che lunedì scorso ha massacrato a pistolettate 32 persone togliendosi poi la vita. Scioccati dalle immagini del video-testamento che il killer è riuscito a registrare tra la prima e la seconda sparatoria nel campus. «C'erano un miliardo di possibilità di evitare una giornata come oggi», dice il giovane. «La decisione era nelle vostre mani. Adesso avete sangue sulle mani, sangue che non verrà mai cancellato». Con la faccia truce, guardando l'obiettivo con aria sprezzante, Cho Seung-Hui, l'assassino del Virginia Tech, si è autoregistrato in un filmato che, a spezzoni, è stato mandato in onda mercoledì sera dalla tv Nbc, una delle principali emittenti americane. È direttamente alla Nbc che Cho ha inviato 23 filmati ed una serie di foto, in quello che il conduttore del tg, Brian Wiliams, ha definito «un manifesto multimediale», o meglio un testamento multimediale. Il plico è stato ricevuto mercoledì dalla Nbc e girato agli investigatori dell'Fbi.

Più che i filmati, sono forse le foto i documenti più impressionanti: si vede Cho, con un cappello di baseball alla rovescia in capo, con le due pistole della strage in mano, vestito con un gilè militare beige. Oppure lo si vede mentre brandisce in una foto un martello, come se fosse sul punto di sfracellare un cranio; e un cacciavite, come se fosse sul punto di cavare gli occhi di una delle sue vittime. «Grazie a voi - dice ancora il pluriomicida - muoio come Gesù Cristo, per ispirare le generazioni dei deboli e degli indifesi, ecco cosa farò, cosa ho fatto».

Secondo i giornalisti della Nbc, non tutti i documenti sono stati registrati tra le due stragi. Anzi, dimostrando una vera e propria determinazione, a Cho sono stati necessari almeno sei giorni per preparare il suo testamento multimediale. Il pacco invito alla Nbc avrebbe dovuto infine arrivare un giorno prima: Cho ha sbagliato sia l'indirizzo sia il codice postale dell'emittente, a New York.

Il nonno di Cho Seung-Hui , di 82 anni, intervistato in Corea del Sud dove vive lo descrive come un bambino calmo e intelligente. Lui lo ha visto l'ultima volta nel 1992, quando aveva solo sette anni,

prima che la sua famiglia emigrasse negli Stati Uniti. Ma ammette che i suoi silenzi «preoccupavano i genitori». In verità Seung-Hui era stato dichiarato mentalmente malato e pericoloso per se stesso e per gli altri da una corte della Virginia già due anni fa, dopo un ricovero in un ospedale psichiatrico e la denuncia per molestie di due sue compagne di università.
Lo studente sudcoreano lunedì ha prima ucciso due persone, tra cui una ragazza - Emily, la sua prima vittima - nei dormitori del politecnico dove alloggiava anche lui, poi solo due ore più tardi ha ucciso altre trenta persone, tra studenti e insegnanti, girando per le classi. Nel frattempo ha ultimato il suo testamento digitale per la tv in cui si definisce «un martire come Eric e Dylan» e se la prende con i ragazzi ricchi e «dissoluti», un mondo da cui evidentemente si sente escluso. Nel suo sermone delirante si rivolge ai ragazzi ricchi: «Le vostre Mercedes non sono abbastanza, marmocchi? Le vostre collane d'oro non vi bastano, snob? I vostri fondi d'investimento? Non siete ancora soddisfatti nei vostri bisogni edonistici? Avete tutto». Adesso il timore più grande negli Usa è l'effetto emulazione.

l'unità pubblicato il: 19.04.07
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23/04/2007, 11:14

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esatto curry...
ne ho una simile su berlusconi, appena la scovo la posto...
...it's only your mind, you know...

L'uomo capisce tutto.
Tranne le cose perfettamente semplici.

errare è umano, correggere lecito, cliccare invia prima d’aver ricontrollato è ma porca tr°i@ che figura di m.rd@.
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Vitellozzo
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24/04/2007, 20:01

Polacco si evira in un ristorante di Londra

L'uomo è entrato nello «Zizzi restaurant» nella capitale britannica con un coltello da cucina e si è staccato il pene davanti ai clienti

I chirurghi hanno tentato di riattaccargli l'organo



LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Un uomo 35enne si è evirato con un coltello da cucina in un ristorante facendo inorridire i clienti che affollavano un famoso locale di Londra. Scotland Yard ha confermato la notizia apparsa sui tabloid britannici, precisando che l'uomo, probabilmente di nazionalità polacca, è ora ricoverato in ospedale in «condizioni stazionarie». Difficile la sua indentificazione perchè l'uomo che non aveva addosso documenti di identità: «Crediamo che sia un cittadino polacco 35enne - ha riferito un agente - Non sappiamo se abbia una storia di turbe mentali alle spalle, ma di certo non è uno che sta bene».
L'uomo è entrato in un frequentatissimo locale, lo «Zizzi restaurant» sullo «Strand» londinese domenica sera e, brandendo un coltello da cucina, ha terrorizzato i presenti prima di evirarsi. Ricoverato d'urgenza all'ospedale «St Thomas», i medici hanno tentato di riattaccare il pene dell'uomo, ma non è chiaro se l'intervento sia riuscito. Per i chirurghi del Royal College, si tratta del primo caso affrontato in Gran Bretagna.
24 aprile 2007
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baol ha scritto: genio...ne ho una simile su berlusconi, appena la scovo la posto...
Eccola.
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jonny
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LIBERTA' STAMPA, ITALIA SALE IN SERIE A DOPO FINE ERA BERLUSCONI

New York, 2 mag. (Apcom) - La libertà di stampa nel mondo ha fatto segnare un declino, nel mondo, nel corso del 2006. E' quanto emerge dal rapporto sullo stato dell'informazione diffuso il 1 maggio dalla Freedom House a New York, alla vigilia World Press Freedom Day, la giornata mondiale per la libertà di stampa, che ricorre il 3 maggio. I segnali più preoccupanti, secondo il prestigioso rapporto, riguardano l'Asia, i Paesi dell'ex blocco sovietico e l'America Latina. In controtendenza il miglioramento della situazione in numerosi Paesi, inclusa l'Italia che viene inclusa quest'anno nell'elenco dei Paesi che beneficiano di una informazione libera. Il merito del 'ritorno in serie A' dell'Italia, secondo lo studio, dovuto soprattutto al risultato dell'ultimo voto politico che ha portato all'allontanamento dal governo dell'ex premier Silvio Berlusconi. L'Italia "era l'unico membro dell'Unione Europea ad apparire nella categoria dei Paesi 'parzialmente liberi' - si legge nel rapporto della Freedom House, diffusa con preghiera di immediata diffusione - l'Italia è stata promossa nel 2006 soprattutto in conseguenza della fine dell'incarico di presidente del Consiglio del magnate dell'informazione Silvio Berlusconi". La promozione è estremamente significativa, e ha un segno politico. "Tenendo conto del fatto che era l'unico Paese dell'Unione Europea ad avere un status di semi libertà di stampa - si legge nel rapporto - l'Italia si mette in mostra tra i Paesi che hanno fatto segnare miglioramenti nel 2006. Il rating del Paese era stato abbassato nel 2003 a causa dell'eccessiva concentrazione dei media e dell'influenza politica sui contenuti dell'informazione durante il governo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La fine del suo mandato nel 2006 ha portato la promozione dell'Italia da 'Parzialmente Libera' a 'Libera'" Anche se l'Italia è stata promossa, resta comunque in fondo alla classifica, al sessantunesimo posto a pari merito con Israele, Capo Verde, Guyana e São Tomé e Principe.
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02/05/2007, 14:01

jonny ha scritto: Anche se l'Italia è stata promossa, resta comunque in fondo alla classifica, al sessantunesimo posto a pari merito con Israele, Capo Verde, Guyana e São Tomé e Principe.
Il che è già tutto dire..... ::)
Non esistono domande stupide. Solo le risposte possono esserlo.
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04/05/2007, 14:09

Blog di Grillo 2 Maggio 2007
L'evoluzionismo politico

"Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta. Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana".

Andrea Rivera ha pronunciato queste parole durante il Concertone del primo maggio. Si può condividerle o meno, ma non contengono nessun “incitamento al terrorismo” come afferma l’Osservatore Romano. E neppure mi sembrano “un vile attacco” in quanto chi è vile si nasconde e Rivera ha parlato di fronte a 400.000 persone. Ha espresso un’opinione che i sindacati non hanno condiviso in modo finalmente unitario. Rivera li ha messi d’accordo almeno su qualcosa.
In Vaticano comanda il Papa, o sbaglio? Il Papa ha il diritto quindi di credere in quello che vuole: creazionismo, evoluzionismo, partito democratico, faccia un po’ lui. E se preferisce Pinochet a Welby sono sempre fatti suoi.
Il problema non è la Chiesa, ma sono i nostri cari dipendenti. Che non sono diventati religiosi all’improvviso ma che, alla ricerca del voto perduto, sono stati fulminati come Paolo di Tarso sulla via di Damasco. Perfino Bossi, l’onesto mangiapreti di una volta, si è prenotato a Pavia per baciare l’anello al Papa. E' l'evoluzionismo politico.
Montecitorio è una sede distaccata della Segreteria di Stato del Vaticano? Risolviamo alla radice questo problema. Ritorniamo al Papa Re, a una sana teocrazia. Le cose funzioneranno meglio in Italia. Dovremo subire qualche piccola conseguenza come la chiusura delle fabbriche di preservativi e qualche piccolo fuoco in Campo dé Fiori per i ragazzacci come Rivera. Ma non si può volere tutto: evolvere, essere seppelliti, essere governati da dipendenti laici. W il Papa Re d’Italia!

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CHEISA FATTI I CAZZI TUOI
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04/05/2007, 16:16

bella la foto della provincia di ieri con il don vattelapesca con la fotone di mussolini sull'altare che celebra la messa per quei residuati fascisti..
Bello anche il suo discorso su dio, la famiglia..

..ma và lààààà...!
scomunicato!
Ultima modifica di stella il 04/05/2007, 17:57, modificato 1 volta in totale.
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04/05/2007, 16:46

nn farmici pensare se no m'incazzo come una bestia
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04/05/2007, 17:57

..che almeno siano coerenti fra di loro, perbacco!
il Papa si era scusato per l'appoggio e l'omertà della chiesa durante l'epoca fascista..e un prete cele bra la messa in onore del duce! Come esempio positivo..!!!
che schifo..
Ultima modifica di stella il 04/05/2007, 17:58, modificato 1 volta in totale.
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04/05/2007, 18:38

A dire la verità "padre Tam" non è un sacerdote: è stato sospeso dalla chiesa cattolica ed è stato anche cacciato dai lefevriani (i cattolici che non riconoscono le novità del concilio vaticano II).
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08/05/2007, 17:56

Il verdetto della Cassazione
>

Condannati per truffa e falso ideologico un medico e tre pazienti che avevano caricato i costi dell'operazione al servizio sanitario

ROMA - Non può essere rimborsato dal servizio sanitario nazionale chi si sottopone a un intervento di circoncisione senza alcuna necessità terapeutica ma solo per motivi religiosi. Anzi, chi ne chiede il rimborso va incontro a una condanna per truffa. È quanto si evince da una sentenza della Cassazione, che ha confermato la condanna di un medico e di tre pazienti per concorso in truffa aggravata continuata e falso ideologico in atto pubblico continuato. Il medico, in particolare, aveva effettuato una circoncisione sui tre coimputati in una clinica privata convenzionata: l'intervento era dovuto esclusivamente a motivi di carattere religioso, ma, nonostante ciò, i relativi costi erano stati posti a carico del servizio sanitario nazionale.
La Suprema Corte (quinta sezione penale, sentenza n. 17441) ha dunque rigettato i ricorsi degli imputati, dichiarandoli inammissibili: la Corte di merito, spiegano gli ermellini, «ha evidenziato che le vere ragioni della gran parte degli interventi chirurgici contestati» al medico condannato «erano da individuare in quelle religiose» e che i tre pazienti erano «tutti frequentatori della moschea». Proprio durante gli incontri avvenuti in essa, inoltre, uno degli imputati avrebbe suggerito agli altri due il nome del medico «disposto ad operare anche in assenza di fimosi, ponendo le spese a carico del servizio sanitario nazionale».
08 maggio 2007
Neuz

14/05/2007, 10:05

TOTTI: CHANEL? NOME SCELTO DA CRISTIAN
ROMA - "Il nome Chanel? Non l'abbiamo scelto noi, ma nostro figlio Cristian....". Sono queste le uniche parole di Francesco Totti, dopo la nascita della secondogenita.
Il giocatore della Roma, finita la partita di campionato con il Torino, è tornato di corsa nell'ospedale sulla Cassia dove ha partorito Ilary Blasi. "Ho assistito al parto, ovviamente sono contentissimo", ha aggiunto Totti prima di rientrare nella stanza dove alloggia la moglie. 

ANSA


Che burini!!!!
(x)
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22/05/2007, 16:50

Blog di Grillo 21 Maggio 2007
La notte della Repubblica

Ricevo e pubblico una lettera di Marco Travaglio.

"Caro Beppe,
vorrei comunicare a tutti gli amici del blog l’ultima notizia scomparsa di una lunga serie. Il 15 maggio 2007 la III Corte d’appello di Milano ha condannato il senatore forzista Marcello Dell’Utri e il boss della mafia di Trapani Vincenzo Virga a 2 anni per ciascuno per tentata estorsione. Nessun giornale, a parte l’Unità e il Corriere della sera, l’ha scritto. Nessun telegiornale o programma televisivo, tranne Annozero, l’ha detto. L’Ansa, onde evitare che qualcuno se ne accorgesse, ha dedicato alla cosa ben sette righe e mezza, sotto questo titolo depistante: “Sponsorizzazioni: confermata in appello condanna Dell’Utri”. Come se il reato fosse la sponsorizzazione. Nel testo, si spiegava (si fa per dire) che l’estorsione riguardava imprecisate “modalità di sponsorizzazione della Pallacanestro Trapani”. Quanto a Virga, l’Ansa “dimenticava” di spiegare che è un boss mafioso, vicinissimo a Provenzano, arrestato dopo lunga latitanza nel 2001 e condannato all’ergastolo per mafia e omicidio.
Riepilogo brevemente i fatti. Nel 1990 il presidente della Pallacanestro Trapani, Vincenzo Garraffa, medico e futuro deputato del Pri, cerca uno sponsor per la sua squadra, neopromossa in serie A2. Publitalia, la concessionaria Fininvest presieduta da Dell’Utri, lo mette in contatto con la Dreher-Heineken. Si firma il contratto: per 1 miliardo e mezzo di lire, i giocatori esibiranno sulle magliette il logo della “Birra Messina”, marchio italiano della multinazionale tedesca. Garraffa paga la provvigione a Publitalia: 170 milioni. Ma due funzionari della concessionaria berlusconiana battono cassa e pretendono da lui altri 530 milioni, in nero. In pratica, Publitalia vuole indietro la metà del valore della sponsorizzazione, ovviamente sottobanco. Garraffa rifiuta e, ai primi del ’92, incontra Dell’Utri a Milano. Gli spiega di non disporre di fondi neri e di non poter pagare senza fattura. Dell’Utri – come denuncerà Garraffa – lo minaccia: “Ci pensi, abbiamo uomini e mezzi per convincerla a pagare”. Garraffa non paga. E, qualche settimana dopo, riceve nell’ospedale di cui è primario una visita indimenticabile: quella del capomafia Vincenzo Virga, scortato da un guardaspalle. Virga è di poche parole: “Sono stato incaricato da Marcello Dell’Utri e da altri amici di vedere come è possibile risolvere il problema di Publitalia”. Garraffa ribatte: “Senza fattura, non intendo pagare”. E Virga: “Capisco, riferirò. Se ci sono novità, la verrò a trovare…”.
L’anno seguente la Pallacanestro Trapani, nonostante i successi sul campo, non trova più uno sponsor. Garraffa s’inventa un’autosponsorizzazione antimafia, ovviamente gratuita, con lo slogan “L’Altra Sicilia”. Che gli porta fortuna: la squadra viene promossa in serie A. Maurizio Costanzo invita lui e i suoi giocatori a parlarne al “Costanzo Show”, su Canale5. Ma poi, all’ultimo momento, cambia idea e disdice l’invito. Garraffa ci vede lo zampino di Dell’Utri. E denuncia tutto ai magistrati di Palermo. Che trasmettono gli atti, per competenza, al Tribunale di Milano. Qui Dell’Utri e Virga vengono condannati per tentata estorsione aggravata a 2 anni a testa. L’altro giorno, la Corte d’appello ha confermato le condanne.
Ora manca soltanto la Cassazione. Dell’Utri intanto è stato condannato definitivamente a 2 anni per false fatture in altre sponsorizzazioni gonfiate e in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Naturalmente, visto il pedigree, rimane a pie’ fermo in Parlamento e viene pubblicamente elogiato per la sua “intelligenza” da diessini dalemiani come Nicola Latorre (niente a che vedere con Pio La Torre, ammazzato dalla mafia) e ossequiosamente intervistato da giornali e tv su tutto lo scibile umano, fuorchè sulle sue condanne.
Come ricorda Daniele Luttazzi nel suo ultimo spettacolo, Daria Bignardi l’ha recentemente invitato alle “Invasioni barbariche” su La7 e ha subito premesso: “Non parliamo dei suoi processi”. Dell’Utri, comprensibilmente, non ha avuto nulla da obiettare. Anzi, ha aggiunto che il suo giornalista preferito è Luca Sofri. Che, guardacaso, è il marito della Bignardi. Ecco, dei processi di Dell’Utri è meglio non parlare mai. Il senatore ha uomini e mezzi per convincere."
Marco Travaglio

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24/05/2007, 10:17

In commercio il farmaco che blocca le mestruazioni
Ed è già polemica, tra le perplessità di medici ed esperti
Sì alla pillola che ferma il ciclo
Usa, via libera al nuovo farmaco
di VITTORIO ZUCCONI

WASHINGTON - Un altro scontro alle sorgenti della vita esplode fra scienza e natura ed è ancora una volta il corpo delle donne a essere il campo di battaglia. Mezzo secolo dopo la scoperta della "pillola" da parte dell'americano di origine russa, Gregory Pincus, la farmacologia americana offre alle donne l'addio definitivo alle mestruazioni.
E' stata chiamata "Lybrel" dal reparto marketing della Wyeth farmaceutici che lo ha inventato per questa impronunciabile molecola - levonorgestrel ed etinilestradiolo - e suggerire un effetto di "liberazione" dalla schiavitù del ciclo mensile. Ha ottenuto lunedì il nulla osta della Food and Drugs Administration dopo test condotti su 2.400 donne e potrà essere venduta.
Comincerà così, come sanno benissimo pur negandolo sia le case farmaceutiche che le autorità di governo, il vero periodo di sperimentazione reale sulle cavie finali, sulle donne che sceglieranno di usarla. La fase nella quale vengono a galla effetti secondari, danni di lungo periodi, reazioni incrociate che i test sui campioni ridotti non riescono a rivelare. E che portano, dopo anni e danni, sovente alla scoperta che la miracolosa molecola antiinfiammatoria o dimagrante appena sintetizzata non è mai "sicura" come viene descritta.
Nel caso della nuova pillola che cancella uno degli effetti naturali più noiosi, spesso tormentosi, ma anche più profondi, dell'essere femmine negli anni della ovulazione e quindi della fecondità fino alla menopausa, i dubbi e le resistenze che oggi si alzano negli Stati Uniti vanno oltre le preoccupazioni per le possibili conseguenze di un trattamento ormonale di lungo periodo. Superano anche le obiezioni di chi vede in questa molecola l'ennesima aggressione della chimica sulla natura, primi fra tutti quei mondi della religione per i quali ogni anti concezionale è sempre stato, dall'enciclica "Casti Connubii" di Pio XI nel 1930 a oggi, anatema.
dubbi, come li ha espressi fra altri la psicologa Ingrid Johnston Robledo della New York University, riguardano il senso, l'utilità e soprattutto il messaggio che una pillola da assumere 365 giorni su 365 per cancellare le mestruazioni, trasmette alle donne, ma specialmente alle adolescenti alla prese con il loro sviluppo. "Ci riportano ai tempi nei quali le mestruazioni erano qualcosa di umiliante, come accadeva nelle famiglie d'una volta dove le donne erano costrette a nasconderle sotto eufemismi o pseudonimi vergognandosi di averle e nelle culture primitive e nelle religioni più misogine, che considerano la femmina mestruata come qualcosa di impuro". "Sappiamo tutti che quei tredici appuntamenti annuali con il proprio ciclo sono una colossale seccatura, spesso dolorosa e spossante, soprattutto nella fatica della vita moderna di donne che vivono e lavorano fuori casa - le fa eco l'endocrinologa Christine Hitchcock della Columbia - ma ogni ragazzina, superato lo shock iniziale, capisce anche di avere acquistato l'essenza della propria femminilità, che è la capacità di dare la vita. C'è un sospetto di omologazione fra maschi e femmine, di rifiuto del proprio essere che viene spacciato come progresso. Tranne che nei casi di donne che soffrono di cicli particolarmente dolorosi e di sindromi pre-mestruali gravi, nelle quali questa pillola potrebbe essere indicata, non sappiamo abbastanza sui meccanismi e sul valore della mestruazione per poterli bloccare definitivamente".
Poiché altri efficaci metodi anticoncezionali meno drastici esistono, e anche la "pillola" del dottor Pincus si è evoluta in dosaggi meno rischiosi e che permettono comunque il mantenimento artificiale del ritmo mensile anche per ragioni psicologiche e non soltanto fisiologiche, non molti condividono l'entusiasmo della Wyeth Farmaceutici per questo "Lybrel" cancella mestruazioni, con un mercato potenziale di 40 milioni di clienti.
"Questa è semplicemente un'altra invenzione di maschi che odiano l'unicità delle femmine e di donne che sono disposte a mutilarsi della propria femminilità vera, mentre magari sono pronte a gonfiarsi le mammelle con sacchetti di plastica o di silicio", si è infuriata Camille Paglia, femminista e polemista. "Diventa una forma di castrazione chimica per le donne". Suggerisce quasi qualcosa di post freudiano, non più l'invidia del pene da parte delle femmine, ma l'invidia delle mestruazioni da parte dei maschi, che non ne conoscono il tormento.

(24 maggio 2007) 
da Repubblica.it
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24/05/2007, 12:33

Ginevra, a fuoco la sinagoga

"Probabile un atto doloso"


GINEVRA - La sinagoga di Ginevra è stata distrutta questa mattina da un incendio. La polizia sospetta che il fuoco sia stato appiccato deliberatamente. Edificata nei primi anni Settanta nel quartiere Malagnou, nei suoi spazi trovavano ospitalità convegni e attività ricreative per giovani.

(24-05-2007)
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25/05/2007, 13:43

da http://www.eddyburg.it

Chinatown e la Grande Milano di chi comanda
Data di pubblicazione: 25.05.2007

L'enfasi sul problema "sicurezza", nasconde un vizio degli sventratori di tutti i tempi. Una nota di Fabrizio Bottini da Megachip e un articolo di F.Azimonti da la Repubblica

Una nota di Fabrizio Bottini, da Megachip

Che la “questione sicurezza”, soprattutto quella immaginaria o comunque percepita, venga sbandierata in modo strumentale, nessun dubbio. Nella sua declinazione urbana, si accompagna in modo classico e quasi automatico a vari processi, più o meno legati alla speculazione edilizia e/o a un’idea generale di città espressa dai ceti dominanti.
È abbastanza noto come fra i vari motivi degli sventramenti ottocenteschi ci fosse la possibilità per la polizia di spostarsi rapidamente (per l’attacco o la ritirata) lungo i larghi boulevards. E anche quando il nemico è più subdolo come il colera di Napoli nell’Italia postunitaria, le campagne giornalistiche, le decisioni politiche, le conseguenti trasformazioni urbanistiche, portano sempre lo stesso marchio: la sicurezza (dalla malattia, dal crimine, dal degrado variamente inteso) usata come leva per imporre in punta di ruspa un’idea di città.
Passano gli anni, alle cariche a cavallo e alle ruspe si sostituiscono – a volte - altre cose, ma la sostanza sembra non cambiare di molto. Nel caso specifico del “problema Chinatown” a Milano, al centro di tutto c’è proprio l’idea di città, o meglio di metropoli, espressa storicamente dalla destra, e non necessariamente da quella politicamente targata così. Che si riassume in una forma piuttosto rozza di segregazione e speculazione, dove ognuno deve stare al suo posto: i quartieri terziari, la cosiddetta downtown, anche se non ha (ancora) i grattacieli; una fascia di quartieri ad alto valore immobiliare, magari con i divertimentifici alla happy hour e assimilati; poi la periferia in attesa di prossima promozione e valorizzazione, e ancora più fuori la città diffusa, parcheggio di tutto quanto non trova posto (ovvero non si vuole) nel proprio orticello.
La zona cosiddetta “Chinatown” è invece piuttosto eversiva rispetto a questo modello. È una di quelle zone che sarebbero piaciute alla studiosa americana di fatti urbani Jane Jacobs, scomparsa quest’inverno dopo mezzo secolo di lotte e libri famosi, tutti attorno ad un unico tema: la città come organismo complesso, ovvero non fatto di compartimenti stagni. La Jacobs contestava già negli anni Cinquanta le devastanti prospettive con cui osannati (allora e oggi) grandi architetti si volevano sostituire alla storia e alla società, dicendo solo: ma guardate! Guardate come funziona davvero un quartiere vitale, dove si abita, si lavora, si gioca, ci si incontra, si passeggia per strada e ci si conosce. Macché: il grande stratega degli spazi, e con lui il politico/amministratore che lo sostiene, di solito ha un proprio modello in testa.
Che nel caso del “quartiere cinese” non ci vuole molta immaginazione a prefigurarsi: basta passeggiare ad esempio verso la zona di Corso Como, non lontana, dove un’arteria storica su cui si affacciano dei cortili è stata totalmente prosciugata, e “valorizzata”. La questione quindi non è di composizione etnica, e neppure di generica efficienza urbanistica, ma di eliminare una pericolosa sacca di città vera e vitale, dove appunto si fanno tutte le cose della vita. A volte si potrebbero far meglio, ma non sta qui il punto. Un collega urbanista, Luca Tamini, ha fatto uno studio piuttosto interessante su quella zona, concludendo come ha dichiarato in una intervista al Giorno che qui sta nascosta “un’alternativa all’odierno quadrilatero di Montenapoleone”. Una ipotesi intelligente e lungimirante, che però forse non fa i conti col modello della Grande Milano accennato sopra: dove finirà tutto il resto, tutto quello che non ci azzecca con stilisti, modelle, mogli degli evasori e compagnia bella?
La risposta tecnica è già emersa: le attività all’ingrosso deportate in un polo specializzato nell’area metropolitana. Sempre per citare gli americani, che ahimè sono sempre più avanti di noi anche nelle porcherie, c’è un acronimo significativo: LULU. Che sta per Locally Unwanted Land Use, un uso dello spazio che non si vuole, e che va “altrove”, di solito dove lo si può imporre. In punta di ruspa, come negli antichi sventramenti, e magari anche con l’intervento della forza pubblica. E la cosa vale per tutte le altre attività unwanted, compresa ad esempio la residenza non ricca. Insomma, quanto ha ragione Filippo Azimonti, a dire che la sicurezza c’entra come i cavoli a merenda! Salvo, che come scusa per l’operazione di sgombero strisciante su larga scala. Nome in codice: LULU.

Nota: sul tema del "quartiere cinese" di Milano, vari articoli sia su Eddyburg Città Oggi / Milano, che su Mall Spazi del Consumo. Un "contributo" particolare quello di Franco Mancuso

Filippo Azimonti, Ma non è un problema di sicurezza, la Repubblica/Milano, 20 maggio 2007


Perché la comunità cinese di Milano è finita nel «patto sulla sicurezza» firmato venerdì dal sindaco Letizia Moratti e dal viceministro dell´Interno Marco Minniti? Si direbbe per la rivolta di Chinatown, per quelle bandiere della Repubblica popolare sventolate su un quartiere presidiato per la protesta contro il pugno di ferro usato dai vigili contro i traffici che vi si svolgono quotidianamente. Che l´amministrazione, evidentemente, interpreta come un attentato alla sicurezza della città. Declinando l´allarme del ministro Amato sul pericolo rappresentato dalle comunità ad etnia unica rispetto all´orizzonte multietnico che si impone per rendere efficaci le politiche di integrazione, in una salsa ambrosiana francamente imbarazzante.
Perché i cinesi in via Paolo Sarpi ci sono dal 1920: la più antica comunità d´immigrazione nella storia italiana; perché i cinesi la loro Chinatown se la sono comprata mattone per mattone dagli italiani che gradivano il pagamento in nero e in contanti di case ed officine; perché i cinesi non aggrediscono le vecchiette per strada. E allora è perché i cinesi bloccano il traffico con le loro mercanzie, fanno concorrenza sleale agli italiani (che Milano però l´hanno abbandonata da tempo); o forse perché denunciano il razzismo strisciante dei loro vicini di casa e cominciano a contestare i loro – i nostri – amministratori. E così che la protesta, l´orgoglio etnico, la capacità imprenditoriale si trasforma in un problema di sicurezza? Che si affronta come se la comunità cinese fosse quella Rom: allontaniamoli dalla città, non facciamoli più vedere, cacciamoli ad Arese, e facciamoli pure pagare, perché i cinesi, al contrario dei sinti, i soldi li hanno. Li hanno, ma sanno anche usarli.

Essendo loro degli imprenditori con alle spalle 4mila anni di affari e commerci, ci hanno già pensato da soli. E infatti stanno colonizzando altre aree della città con gli stessi metodi, sul filo della legalità, sperimentati con successo in Paolo Sarpi: viale Padova, viale Monza via Mac Mahon, Affori. Che hanno scelto in base a prospettive di investimento, logistiche, piani di sviluppo che ci sono ignoti ma che difficilmente baratteranno con un´area industriale dismessa offerta per di più a caro prezzo da una qualsiasi amministrazione. Perché loro navigano nel mercato, spregiudicatamente; l´amministrazione nel pregiudizio.
Chinatown non è il folklore multietnico della romana Piazza Vittorio. Non avrà un´orchestra di successo, ma coltiva affari di successo. E con gli affari, lavoro nero, immigrazione clandestina, ricatti e sfruttamento su un modello non troppo lontano da quello del caporalato edile della Bergamasca. Hanno imparato da noi come si fa impresa, aggirano come noi le leggi dello Stato, accumulano come noi fondi neri, sfruttano come noi la manodopera immigrata. E non per questo vengono sanzionati, ma per i furgoni in seconda fila. Uno strano criterio di legalità. E di sanzione.
E allora bisognerebbe dire la verità: che Chinatown è un luogo dell´investimento estero in Italia, quello che ci piace se è targato Olanda (ma non ci piace neanche quello perché minaccia l´"italianità" e poi loro sono protestanti) ma molto meno se si fa in maglietta spingendo 100 kg di borse molto probabilmente contraffatte bloccando il traffico in una strada che non è più italiana da almeno 20 anni. L´illusione è normalizzare la situazione dimenticando che quella che era una comunità di "profughi" dalla Cina comunista oggi ha riallacciato i rapporti con la madrepatria. Che non è la Romania ma la terza potenza mondiale. Che potrebbe dispiacersi apprendendo che i suoi cittadini vengono trattati come delinquenti. E a chi non è sordo l´ha già fatto capire.
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