Film poco noti, ma sicuramente tra i migliori

Le cinéma (abréviation de cinématographe) est une projection visuelle en mouvement, le plus souvent sonorisée.

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.Eta.

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McA ha scritto: 01/05/2011, 21:10Zyzzyx Road e Zzyzx.
te li sto tirando giu'.
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McA
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McA ha scritto: 01/05/2011, 21:10Piccolo angolo al contrario: [...] film poco noti, e sicuramente tra i peggiori.
[...]
Roba che Alex l'ariete, al confronto, è Avatar.
IERI SERA HO VISTO ALEX L'ARIETE.

Con "visto" intendo che l'ho visto interamente, dall'inizio alla fine, senza interruzioni, vincendo l'impulso di cambiare canale e/o sfasciare il televisore e/o buttarmi giù dalla finestra.
Era una sorta di sfida cinefila: riuscire ad andare oltre l'orrendo, fruendo integralmente dell'infame oggetto filmico. A questo proposito, da questo momento, contesterò sempre la definizione di cult che in certi casi viene fatta del film. Alex l'ariete è solo terribilmente, incredibilmente brutto. Non ha nulla di cui fregiarsi, neanche dalla prospettiva ribaltata del grottesco. Michelle Hunziker è uno schifo di attrice, ma sembra Meryl Streep, se confrontata con Alberto Tomba. La recitazione di Tomba, così come la sceneggiatura, è a livello inferiore del peggior corto della storia del D.E. S.I.C.A. Attenzione: non sto parlando di quel tremendo-che-diventa-sublime come, che ne so, per Valli e monti. Sto parlando solo di qualcosa di brutto, davvero brutto, sostanzialmente e innegabilmente vomitevole. Doppiato col çul°. Audio che va e viene da ambientale a sala di doppiaggio. Labiale che non coincide con le parole che si sentono. Una bestemmia in pellicola.
Alex l'ariete è probabilmente il peggior film che io abbia mai visto. E non c'è ironia, non c'è ribaltamento, non ci sono strati di senso nelle mie parole. Intendo solo dire che è terribile, inguardabile, osceno. Molto brutto. Zero stelle. Zero su dieci. Nulla. m.rd@ pura. Una cosa da far ribaltare nella tomba tutti quelli che hanno fatto cinema, nella storia.
NON GUARDATELO.
Sembra un'ovvietà, ma NON GUARDATELO.
Non l'avreste guardato lo stesso, anche senza questo avvertimento, ma voi comunque NON GUARDATELO.
Ciao da McA e da Francesco Caravagli, responsabile relazioni esterne Radio Fujiko.
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Io l'ho visto anni fa spinto dalla stessa sfida cinefila. Condivido, è bruttissimo, brutto e basta, senza possibilità di riscatto. Gli unici motivi per vederlo sono due: poter esprimere un giudizio consapevole, vedere come non deve essere fatto un film.
Tranquillo, penso a tutto io
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McA
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Scrivo in "Film poco noti, ma sicuramente tra i migliori", ma siamo a cavallo con "Piccole soddisfazioni personali..." e "GARA DI GNOCCA!!!".
Stanotte, incredibile a dirsi, ho visto un bell'horror. No, non ho messo su il dvd de La casa per la trentesima volta, bensì ho guardato in tv The Woman, film del 2011 di Lucky McKee, presentato al Sundance dell'anno scorso, dove ha strappato elogi, ma ha anche suscitato polemiche, condanne e repulsione. Non dico altro, al difuori del giudizio ampiamente positivo (eccezion fatta per la colonna sonora, brutta e fuori luogo, tant'è che si vorrebbe rivedere il film senza traccia musicale), e raccomando la visione di tutti i titoli di coda e oltre.
Il film è disponibile sottotitolato su YouTube, ma lo sconsiglio, soprattutto per la scarsa qualità video. Se vi interessa, non leggete nulla di quel che si trova in rete prima di aver visto il film.
La soddisfazione è appunto aver trovato un horror che mi sia piaciuto, pur senza avermi fatto star male dalla paura (se avete segnalazioni filmiche in questo senso, ve ne sarei grato), e la gnocca è Pollyanna McIntosh, talmente gnocca che la gnoccaggine si percepisce anche attraverso il make-up da selvaggia distrutta che la ricopre per tutto il film.
Ultima modifica di McA il 20/10/2014, 18:05, modificato 1 volta in totale.
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Visto su YouTube, sebbene ne fosse sconsigliata la visione in bassa qualità, ma la curiosità l'ha fatta da padrona.
Giudizio sospeso, non è brutto, la storia è convincente, i personaggi ben disegnati, la tensione resta alta fino al finale, ma non mi ha convinto fino in fondo. Ci sono spunti e belle idee lasciate un po' li, avrebbero meritato uno sviluppo maggiore.
Concordo sul giudizio relativo alla colonna sonora. Nota curiosa, la traccia della prima scena mi ricorda la colonna sonora di Cavallo di tr°i@.
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Visto ieri sera al Chaplin, L'estate di Giacomo di Alessandro Comodin è la dimostrazione di come si possa fare un grande film microscopico, breve (neanche un'ora e venti), a bassissimo costo.
Il modo con cui il regista (senza dubbio influenzato dalla primissima nouvelle vague) segue i due attori adolescenti è talmente naturale da sfiorare toni documentaristici.
Non leggete le schede di presentazione sui vari siti, rischiano di dirvi troppo e, soprattutto, di dirvi cose del tutto sbagliate. Film da vedere e basta.

Colgo l'occasione per segnalare anche C'era una volta in Anatolia, di Nuri Bilge Ceylan, visto qualche settimana fa, sempre in rassegna al Chaplin. Mattonazzo turco da due ore e mezza di cui mi sembra si sia parlato poco, mi è parso un film molto vicino, per spirito e intenti, a Non è un paese per vecchi, capolavoro dei Coen di qualche anno fa.
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La custode di mia sorella

Un pugno nello stomaco.....
Molto toccante.
Ultima modifica di maio il 15/01/2013, 12:52, modificato 1 volta in totale.
Non esistono domande stupide. Solo le risposte possono esserlo.
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Risponde perfettamente al titolo del topic, visto che è un capolavoro semidimenticato, Diario di un maestro, di Vittorio De Seta, concepito per la televisione (quattro puntate mandate in onda sulla Rai tra febbraio e marzo 1973, con un audience tipo partita della Nazionale ai Mondiali), che ho visto ieri nella versione per il cinema (1975). Sulla copertina del dvd compare il logo Festival de Cannes - Grand Prix, ma non riesco a trovare l'edizione o l'anno in cui il film è stato premiato.
Il Morandini lo definisce «il film sulla scuola più credibile, onesto e appassionato che sia mai stato realizzato in Italia»; io credo si possa anche eliminare «in Italia».
Tratto dal libro Un anno a Pietralata, di Albino Bernardini, il film di De Seta può essere solo definito per negazione: non è un film di finzione, non è un film-inchiesta, non è un documentario. Forse è cinéma-vérité? Be', è comunque un capolavoro, per mille motivi, non ultimo l'interpretazione dello straordinario Bruno Cirino (il maestro) e le non-interpretazioni dei suoi alunni.
In morte di De Seta (28 novembre 2011), Scorsese disse: «De Seta era un antropologo che si esprimeva con la voce di un poeta. [...] De Seta è uno dei grandi, trascurati registi tra i più grandi italiani, e il suo lavoro meriterebbe di essere molto più conosciuto di quanto non sia». Sempre Scorsese definì i documentari di De Seta «una delle meraviglie del cinema».

Mi piace pensare che sia per "colpa" di quel nome e cognome, così quasi perfettamente omonimi al famosissimo collega Vittorio De Sica, che De Seta è sempre stato un outsider, alla stregua di un vero e proprio autore di culto.
Recuperate questo film, e l'opera di questo regista, e vi farete del bene.
Ultima modifica di McA il 20/10/2014, 18:00, modificato 1 volta in totale.
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McA ha scritto: 08/01/2013, 14:00Sulla copertina del dvd compare il logo Festival de Cannes - Grand Prix, ma non riesco a trovare l'edizione o l'anno in cui il film è stato premiato.
Dal sito del festival vedo che De Seta ha vinto a Cannes, ma con Isola di fuoco, cortometraggio e documentario del 1955, ha poi partecipato nel 1956 e più niente, quindi direi che il logo è inappropriato.
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Almeno nel nostro Paese, sono poco noti tutti i film che Nicolas Winding Refn ha girato prima dello stupendo Drive (2011). Nemmeno quarantatreenne, il cineasta danese ha già all'attivo nove film (il più recente è l'ottimo Solo dio perdona, sempre con Ryan Gosling), più un film per la tv.
La consacrazione internazionale, a dispetto di quando è successo in Italia, era arrivata con Bronson, assurdo biopic del 2008 incentrato sulla storia vera del detenuto più famoso d'Inghilterra, Michael Peterson, detto Charles Bronson.
Tra la messa in scena sempre spettacolare, l'utilizzo della musica clamoroso, la capacità narrativa di un veterano e la straordinaria interpretazione di Tom Hardy, il film merita assolutamente di essere recuperato, rivisto e amato, come forse lo meritano tutti i film di NWR, un regista che si sta ritagliando uno spazio di tutto rispetto nel panorama dei veri autori del cinema.
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Ieri, durante la presentazione del libro Il potere sovversivo della carta organizzata dal Circolo Arcipelago e dal Circolo Arcicomics, la curatrice Sara Pavan ha speso parole colme di entusiasmo per The Internet's Own Boy - The Story of Aaron Swartz, documentario di Brian Knappenberger uscito pochi mesi fa, disponibile gratuitamente e integralmente su YouTube, anche con sottotitoli italiani.
Devo ancora vederlo, ma lo consiglio a scatola chiusa a tutti voi, fidandomi molto del giudizio di Sara.
Attenzione: i fatti raccontati sono anche tragici, quindi il film può avere un forte impatto emotivo.
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The Little Death

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Stasera, alle 21:15, all'Arena Giardino (ingresso 6,50 €, 6,00 € con tessera Arci), è in programma Viaggio a Tokyo, capolavoro del 1953 di Yasujiro Ozu, semplicemente il cineasta classico giapponese. Il film torna sul grande schermo in edizione restaurata.

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Moon
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Why?

// Piccola sottotraccia coincidenze: in questi giorni sono in trip specifico++++++++++ con il poco noto padre del relativo regista Duncan Jones. Essendo però codesto padre così poco noto et onnipresente, I guess that's not even a coincidence.
Ma ti dico che l'altro giorno sono stata colta dal pensiero di tatuarmi la stella di Blackstar, l'ho subito dileguato sapendo che non lo farei assolutamente, ma la sera ho conosciuta una tipa che aveva codesto tatuaggio. Che per quanto the WWW told me si sia diffuso assai nel globo, in omaggio del Duca Bianco, beh, dal vivo non ne avevo ancora visto uno.
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Eta ha scritto: 08/09/2017, 18:46Why?
notevole combo di science fiction della golden age, cinema low budget, approccio kubrickiano (2001: odissea nello spazio, Arancia meccanica) e in generale un gran bel brutto trip.

in wishlist da anni, mi sono deciso a cercarlo e guardarlo ieri dopo che in una vecchissima puntata di Law & Order ho riconosciuto l'attore Sam Rockwell, cioè il Wild Bill de Il miglio verde e dopo aver scoperto che quell'attore è lo stesso che ha interpretato anche Zaphod Beeblebrox nel film Guida galattica per autostoppisti e, appunto, il protagonista di Moon.
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Merita un posto qui Ciao America! (diretto da Brian De Palma nel 1968 e Orso d'Argento a Berlino): farsesco, parodistico, surreale, libero e antimilitarista proprio come ci si aspetta da un film del Sessantotto.
La bellezza sta anche nel suo valore puramente filmico, che segna tutto lo scarto possibile dalla Hollywood classica: girato in dieci giorni, con un budget di trentamila dollari, incassò cento volte tanto.

Tre punti bonus:

• il più giovane De Niro che io abbia visto (venticinquenne);
• la splendida colonna sonora dal sound woodstockiano;
• questo fotogramma.

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