Citazioni letterarie

Se vuoi fare il ciutto, è qui che devi scrivere.
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garte
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20/01/2007, 11:27

"Esiste una metafisica dei tubi. Slawomir Mrozek ha scritto sui tubi flessibili parole che non si sa se siano di una perturbante profondità o magnificamente deliranti. Forse sono tutto questo insieme: i tubi sono straordinari miscugli di pieno e di vuoto, sono materia cava, una membrana di esistenza che ricopre un fascio di inesistenza. Il tubo flessibile è la versione molle del tubo. Eppure la mollezza di cui è dotato non lo rende meno enigmatico.
Dio possedeva la flessibilità di quest'ultimo e al tempo stesso giaceva rigido e inerte, confermando così la sua natura di tubo. Sperimentava la serenità assoluta del cilindro. Filtrava l'universo e non tratteneva niente."
AMèLIE NOTHOMB-METAFISICA DEI TUBI
"io non insulto, giovanotto, diagnostico."
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signo
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20/01/2007, 18:32

forse, un giorno, non sapremo più esattamente che cosa ha potuto essere la follia. [...] quale sarà il supporto teorico di questo mutamento? la possibilità di padroneggiare la malattia mentale come una qualsiasi affezione organica? il controllo farmacologico preciso di tutti i sintomi psichici? [...] i progressi della medicina potranno far scomparire completamente la malattia mentale, come già la lebbra e la tubercolosi;ma so che una cosa sopravviverà, e cioè il rapporto tra l'uomo e i suoi fantasmi, il suo impossibile, il suo dolore senza corpo, la sua carcassa durante la notte; che, una volta messo fuori circuito ciò che è patologico, l'oscura appartenenza dell'uomo alla follia sarà la memoria senza età di un male cancellato nella sua forma di malattia, ma irriducibile come dolore.

Michel Foucault, 1961, Storia della follia nell'età classica
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ciacci
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29/01/2007, 2:01

Voglio che sappia
una cosa.

Tu sai com'è questo:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l'impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m'attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d'amarti a poco a poco.
Se d'improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui affondo le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell'ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne nè si oblia,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscir dalle mie.

(P. Neruda)

*
.LonDoN CaLliNg.
PaulAnka

04/02/2007, 16:05

    "Mammina, cos'è successo a papà?"
    "Era un poeta."
    "Cos'è un poeta, mammina?"
    "Ha detto che non lo sapeva. Adesso basta, lavati le mani, stiamo per cenare."
    "Non lo sapeva?"
    "E' così, non lo sapeva. Adesso muoviti, ti ho detto di lavarti le mani..."

Compagni di sbronze - Charles Bukowski
mostrillo

05/02/2007, 11:02

Chi tende continuamente “verso l'alto” deve aspettarsi prima o poi d'essere colto dalla vertigine. Che cos'è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perche’ ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura

Milan Kundera - L'Insostenibile leggerezza dell'essere
mostrillo

06/02/2007, 7:51

Tutt'e due immobili, gli occhi fissi su quell'immensa distesa d'acqua. Da non crederci. Sul serio. Da rimanere li una vita, senza capirci niente, ma continuando a guardare. Il mare davanti, un lungo fiume alle spalle, la terra, alla fine, sotto i piedi.
E loro, li, immobili. Elisewin e Padre Pluche. Come un incantesimo. Senza neanche - un pensiero in testa, un pensiero vero, solo stupore. Meraviglia. Ed è dopo minuti e minuti - un'eternità - che Elisewin, finalmente, senza staccare gli occhi dal mare, dice:

- Ma poi, a un certo punto, finisce?

alessandro baricco - oceano mare
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Elisewin Bloom
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06/02/2007, 9:00

Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci, non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso, e basta. Si è anche felici, di cose del genere. Felici. E potrebbe non finire mai. Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingenio fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d’improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l’hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell’altro sei tu. Tac. Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora. Basta quello.

OCEANO MARE - Baricco
E se piove ... Almeno ... Mi vedo ... L'arcobaleno ...
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fra
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06/02/2007, 13:53

Varia ha paura che fra noi sorgano complicazioni sentimentali e ci fa la guardia tutto il giorno. Non può capire, nel suo limitatissimo cervello, che noi siamo superiori all'amore. Sono tutte illusioni e volgarità che impediscono alla gente d'essere libera e felice, e noi le eviteremo: qui sta il senso, e lo scopo della nostra vita. Noi andiamo avanti, per la nostra strada, verso la stella che brilla laggiù a milioni di chilometri da noi! Nessuno ci può fermare! Forza! Avanti! Senza paura!

A. Cechov - Il giardino dei ciliegi
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Elisewin Bloom
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07/02/2007, 9:03

C'era però in quella solitudine qualcosa di nitido che in qualche modo affilava i sensi.

Il corpo sa tutto - B. Yoshimoto
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fra
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08/02/2007, 20:06

Contro il tempo, se mai quel tempo verrà, in cui ti vedrò guardar con viso burbero i miei difetti, in cui il tuo affetto, indotto a ciò da considerazioni ben ponderate, vorrà saldare i suoi conti
contro il tempo in cui tu passerai accanto a me come un estraneo e appena mi saluterai con quel tuo occhio, fulgido come il sole, nel quale amore, trasmutato da quel che un tempo fu, troverà ragioni per assumere una composta gravità
contro quel tempo io cerco fin d'ora riparo entro la coscienza dei miei propri meriti e alzo questa mia mano contro me stesso per salvaguardare le legittime ragioni dalla parte tua
per abbandonar me, meschino!, tu hai dalla tua il rigore della legge, dappoichè io non posso addurre alcuna ragione perchè tu mi debba amare.

w. shakespeare - sonetti
PaulAnka

18/02/2007, 21:44

"Non parlo di parlare, Brod. Parlo di conversare. Discorsi che durano più di cinque minuti.
Fammi capire bene... quindi tu non stai parlando di parlare?
Vuoi che conversiamo sul conversare. E' giusto?"

"Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... Stiamo scrivendo... "

Jonathan Safran Foer - OGNI COSA E' ILLUMINATA
mik
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19/02/2007, 17:57

Una volta siccome mi sembra che siano passati anni piuttosto che settimane, ero un uomo come qualunque altro, e ogni giorno ogni ora, ogni minuto avevo un'idea. Il mio spirito giovane e ricco era pieno di fantasticherie; si divertiva a svolgermele dinanzi una dopo l'altra, senz'ordine e senza fine, ricamando con inesauribili arabeschi il tessuto ruvido e sottile della vita. Erano fanciulle, splendide cappe da verscovo, battaglie vinte, teatri pieni di rumore e di luce, e poi ancora fanciulle e cupe passeggiate notturne sotto le larghe braccia degli ippocastani. Nella mia immaginazione era sempre festa: potevo pensare a quel che volevo, ero libero.

Adesso sono prigioniero. Il mio corpo è incatenato in una cella, il mio spirito in cacere entro un'idea: un'orribile, una sanguinosa, un'implacabile idea. Non ho più se non un pensiero, una convinzione, una certezza: condannato a morte!

Per quanto faccia, questo pensiero infernale è sempre lì, al mio fianco, come uno spettro di piombo; solo e geloso scaccia ogni distrazione, a quattr'occhi con me miserabile, e mi scuote con quelle mani di ghiaccio quando voglio volgere altrove il capo o chiudere gli occhi; s'insinua sotto tutte le forme dove il mio spirito vorrebbe fuggire, si mescola come un orribile ritornello a tutte le parole che mi vengono rivolte, si aggrappa con me alle orribili inferriate della mia cella, mi ossessiona sveglio, spia il mio sonno convulso, e mi riappare nei sogni sotto la forma di un coltellaccio.

Victor Hugo, "l'ultimo giorno di un condannato"
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Elisewin Bloom
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23/02/2007, 13:17

Voleva osare. Se anche fosse stata un'illusione, un delirio, c'era più grandezza in questa follia che in tutta la loro saggezza.

Tous les hommes sont mortels - Simone de Beauvoir
E se piove ... Almeno ... Mi vedo ... L'arcobaleno ...
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Elisewin Bloom
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05/03/2007, 22:02

“Le parole!” risponde Pedro, visibilmente di buon umore. “Le donne sentono e vivono attraverso quanto viene detto, mai attraverso ciò che viene taciuto o tenuto segreto. Per le tue consimili, ciò che non si dice non esiste.”

L'albergo delle donne tristi - Marcela Serrano
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PaulAnka

06/03/2007, 18:25

OSKAR SCHELL
INVENTORE, DESIGNER DI GIOIELLI, FABBRICANTE DI GIOIELLI, ENTOMOLOGO DILETTANTE, FRANCOFILO, VEGANO, ORIGAMISTA, PACIFISTA, PERCUSSIONISTA, ASTRONOMO DILETTANTE, CONSULENTE  INFORMATICO, ARCHEOLOGO DILETTANTE, COLLEZIONISTA DI:
monete rare, farfalle morte di morte naturale, cactus in miniatura, cimeli dei Beatles, pietre semipreziose e altro
E-MAIL: OSKAR_SCHELL@HOTMAIL.COM
TEL. CASA: PRIVATO / CELL.: PRIVATO
FAX: NON CEL'HO ANCORA
"MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO" di Jonathan Safran Foer
turk-182

12/03/2007, 14:22

Tutto è collegato, alla fine.
Sorella e fratello. Una fantasia nel ciberspazio e un modo di vedere l’altro lato e una definizione di differenze che hanno meno a che vedere con il genere che con la differenza stessa, tutta la disputa, tutto il conflitto programmati.
Il ciberspazio è una cosa dentro il mondo, o il contrario? Quale contiene quale, e come si può esserne sicuri?
Una parola appare nel luccichio lattiginoso e argenteo del flusso di dati. Lo vedi sul tuo monitor, al posto del lanci e degli scoppi, delle detonazioni di ordigni potentissimi su barche o appesi a palloni, al posto delle schermate di dati che accompagnano le bombe. Un’unica serafica parola. Puoi esaminare la parola con un clic, rintracciare le sue origini, il suo sviluppo, il primo uso conosciuto, il suo passaggio da una lingua all’altra, e puoi chiamare la parola in sanscrito, greco, latino, e arabo, mille lingue e dialetti vivi e morti,  e trovare citazioni letterarie, seguire la parola attraverso i tunnel sotterranei della sue radici ancestrali.
Attacca, fai combaciare, collega.
E puoi guardare fuori dalla finestra per un attimo, distratto dal rumore dei bambini che giocano con un gioco inventato nel cortile di un vicino, una specie di kick ball forse, e parlano la tua lingua o corrono a cavalluccio sul prato incolto, ed è la tua voce che senti, essenzialmente, sotto il cielo dallo splendore vitreo, e guardi gli oggetti nella stanza, fuori dallo schermo, fuori dalla rete, la grana del legno della scrivania viva nella luce, il tenore denso e vissuto delle cose, le cose che chiedono di essere viste e mangiate, il torsolo della mela che si scurisce a un color seppia sul vassoio del pranzo e le dense misure dell’esperienza in una sola occhiata casuale, la candela riflessa nella curva del telefono, le ore segnate in numeri romani, e la patina della cera, e le volute del vimini intrecciato e l’orlo sbrecciato del boccale che contiene le tue matite gialle, tutte di traverso, e le vite stratificate della più semplice delle superfici, il burro spalmato che si scioglie sul pane sbriciolato, e il giallo del giallo delle matite, e tenti di immaginare la parola sullo schermo materializzarsi nel mondo, assumere tutti i suoi significati, il suo senso di serenità e contentezza fuori nelle strade, in qualche modo, il suo sussurro di riconciliazione, una parola che si protende all’infinito, il significato di accordo o contratto, il significato di riposo, il senso di silenzio calmante, il significato di salve o addio, una parola che porta con sé la luce ardente di un oggetto nel mezzogiorno assolato, il valore del tocco che unisce, ma è solo una sequenza di impulsi su uno schermo un po’ tetro, e la sola cosa che riesce a fare è renderti pensieroso – una parola che diffonde un desiderio attraverso la distesa viva della città e oltre i ruscelli sognanti e i frutteti, fino alle colline solitarie.
Pace.


Don DeLillo - Underworld
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14/03/2007, 16:55

Bomber se l'e' accaparrato la maestrina, una rossa che insegna alle elementari e che ha l'aria di averlo preso parecchio in quello che Bukowski chiamerebbe il tubo della stufa. A me tocca quindi quella che, in petroniano, abbiamo ribattezzato l'invornita: una dal cervellino grande quanto una noce, che a ogni mia battuta resta interdetta cinque secondi, poi ride a scoppio ritardato e solo per educazione.
Secondo Bomber l'invornita non ama prenderlo nel tubo della stufa, ma in compenso ha una bocca tipo bidone aspiratutto. E se Bomber dice che una ragazza ha una bocca tipo bidone aspiratutto, be', Bomber non sbaglia mai su queste cose.

Gianluca Morozzi
- Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di aver fatto pero' le ho fatte.
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15/03/2007, 16:42

Ora, ora sii per me il coltello.
Chiedimi come mai, ogni volta che mi mostri una ferita devo fare uno sforzo meschino per non fuggire.

D. Grossman - Che tu sia per me il coltello
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23/03/2007, 13:22

Io mi sono sentita ferita quando ho perduto
gli uomini dei quali mi ero innamorata.
Oggi sono convinta che non si perde nessuno,
visto che non si possiede nessuno.
Questa è l'utentica esperienza della libertà:
avere la cosa più importante del mondo,
senza possederla.

Undici minuti - P. Coelho
..Ci sono cose che non puoi vedere con gli occhi, devi vederle con il cuore e questo non è facile...

Mi sono vista morire non credevo, sono solo stordita da alcool, sigarette e i miei sogni

La mia anima è riflessa nei tuoi occhi
mostrillo

05/04/2007, 9:10

Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c'è,
tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela,
io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio

Oceano Mare
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