Coincidenze assurde

Dal greco = spazio aperto

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Q ha scritto:
27/12/2018, 1:10
Q ha scritto:
06/08/2018, 18:57
ieri io e Tina siamo andati in piscina comunale e abbiamo incontrato Paola e Claudio
i due erano alle prese con cruciverba difficili, tratti da un surrogato di Settimana Enigmistica (la rivista che vanta innumerevoli tentativi di imitazione) e nel tentare di risolvere il cruciverba insieme abbiamo insultato a lungo il cruciverbista che voleva farci indovinare PÉCUCHET con una definizione tipo: con Bouvard nel romanzo incompiuto di Flaubert.
successivamente sono giunti in piscina anche Luca ed Enrico, il che ci ha condotto, essendo tutti iscritti al circolo, di farci un selfie come Arci Persichello.

Bene.
Oggi Claudio ha trovato su Repubblica un articolo intitolato:
FACCIAMOCI UN SELFIE CON BOUVARD E PÉCUCHET
ritrovo Bouvard e Pécuchet su Internazionale
ri-ritrovo Bouvard e Pécuchet nella recensione de "Il libro dei mostri" di Juan Rodolfo Wilcock che Jacopo Narros (già JFN su Lapisvedese) ha scritto sulla rivista online La Balena Bianca.
“Condividere saperi, senza fondare poteri”

Primo Moroni
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Oggi, a pranzo con Snorky, Ash e Vale, si va sull'argomento Casa Verdi, cioè la Casa di riposo per musicisti voluta e fondata da Giuseppe Verdi.
Ash estrae il telefono e legge un po' di storia su Wikipedia: «Casa Verdi è una casa di riposo per cantanti e musicisti che abbiano compiuto 65 anni di età, fondata da Giuseppe Verdi il 16 dicembre...».
E io: «... 1899!», interrompendo Ash, a botta sicura.
E lui: «Sì, 1899», senza scomporsi più di tanto, credendo evidentemente che io già lo sapessi.
Ma io mica lo sapevo: ho sparato quell'anno quasi come riflesso pavloviano, perché quando sento «16 dicembre» penso subito al 1899 e alla fondazione del Milan.

Quindi: due cose giganti milanesi, del tutto slegate, come il Milan e Casa Verdi, sono state fondate lo stesso giorno, mese e anno.
La coincidenza non sta (solo) tra i due eventi, ma (anche e soprattutto) nel fatto che Ash ne abbia citato uno e io l'abbia ricollegato all'altro.
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Sono in casa, al computer, ho la finestra aperta, sto scrivendo questo post su Facebook.



Sotto casa mia passa un'auto dal cui stereo esce Going Up The Country dei Canned Heat.

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McA ha scritto:
16/08/2019, 13:00
Sotto casa mia passa un'auto dal cui stereo esce Going Up The Country dei Canned Heat.
È accaduto anche oggi, poco fa! Stesso orario (dodici e mezza abbondanti), stesso mezzo, stessa canzone!
Trinity ha scritto:Un deja-vu è un'imperfezione di Matrix. Capita quando cambiano qualcosa.
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Ho un due paia di belle coincidenze da spararvi, è quasi un mese che cerco di scrivervele, pure separate. Vediamo se è la volta buona.


Il primo paio è nell'ambito del non matrimonio che, a settembre, ho celebrato con il mio bello e tanti altri bipedi molto cari.

Questa è davvero interessante.
Qualche giorno prima, cammino lungo il canale Oudegracht, con A., giunta per l'occasione dall'estero, e attraversiamo il ponte verso uno smartshop, dove vorrei presentarle la mia amica R., nel caso sia in quel momento lì a lavoro. Non scorgerò R., ma già mentre attraversiamo il ponte, ci fanno un cenno di saluto queste due persone sedute sull'accogliente panchina posizionata davanti la vetrina. Direi che si tratta di una signora e di un signore sui 55-60 anni, lei ha una chioma colorata, corta, e un abbigliamento stravagante, lui ha le cuffie appoggiate alle spalle e vestiti più tranquilli; lei si rivolge a me con un entusiasmo familiare, come se ci conoscessimo già. Ma la memoria, suppongo, non m'inganna: non ci conosciamo, e lo rivelano le battute successive; si tratta piuttosto della sua frizzante predisposizione in quel momento. Commenta il mio trucco, forse ci chiede di dove siamo, e se siamo amiche. Io e A. guardiamo, facciamo un sorriso un po' imbarazzato e un po' divertito, e diciamo di sì complici.
Salutiamo la coppia e continuiamo sul nostro percorso. Arrivate fino all'altro negozio dove eravamo dirette (chiuso), ritorniamo da dove eravamo venute, e, avvicinandoci di nuovo allo smartshop, il nostro sguardo è immediatamente rapito dai soggetti seduti sulla panchina di prima: sembrano in tutto e per tutto le due persone di prima, capelli corti e colorati, nelle identiche tonalità e taglio, abiti un po' stravaganti, per quella che presumiamo essere una lei, e, per il probabile lui, vestiti più tranquilli e quelle cuffie di nuovo appoggiate sulle spalle. Solo, dimostrano trent'anni in meno.
Io e A. rallentiamo assolutamente sbigottite, sembra impossibile, ci fermiamo insieme a constatare ogni dettaglio, io suggerisco sorniona di comunicare con loro, lei dice che per ora si sente troppo sconvolta dall'emozione e non vuole passare per pazza, loro inevitabilmente ci notano comunque (che, assieme, siamo pure un bel flash), e ci salutano con un bel sorriso, io e A. ricambiano, ma continuiamo a camminare.

Questa coincidenza è assolutamente più piccina, ma ha una caratteristica deliziosa molto specifica: è decisamente meta!
La sera della super festa, mia cugina Mary mi porge i suoi mitici doni. Li scarto uno dopo l'altro, e quando sto per spacchettare il libro "La sincronicità" di Carl Jung, spunta dietro Mary la mia amica P., alla quale, un mese prima circa, donai la mia copia di "The Red Book", sempre di Jung. :) P. desiderava ardentemente quel libro da anni, da mesi io e lei ci inseguivamo per aprire insieme la copia che finalmente tempo prima io mi ero comprata. Come la vidi rapita dal libro tra le sue mani, quando ci incontrammo, non potei resistere, e glielo lasciai, prima in prestito, poi in dono. Poco tempo dopo Mary mi aveva chiesto se alla fine quel libro lo avevo o no, e io le avevo detto che lo avevo regalato "a una persona molto speciale". P. sin dal giorno dopo si sarebbe detta travolta dal libro, all'inizio di un nuovo cammino, e non vi dico com'è sbiancata quando ha visto spuntare "La sincronicità" esattamente in quel momento. :)
Abbiamo peraltro iniziato a leggerlo ieri sera io e il mio bello, e la primissima sincronicità che Jung cita (tra quelle davvero accadute, a lui, ed escluso l'esempio che fa prima), riguarda la ricorrenza del tema del pesce, che alla sottoscritta è molto caro.

(Q, dalle 25 pagine che ho letto finora, io credo che questa lettura ti piacerebbe molto. Ne apprezzo moltissimo la prudenza ed attenzione intellettuale. Incredibilmente, si tratta per me del primo testo che leggo di Jung! Dopo una vita, oramai, che impregna comunque il mio tessuto socio-culturale).

Olè! Ora mi manca solo la doppietta di coincidenze relative alla visione di Once Upon A Time In... Hollywood!
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Premessa: per quando sarò dead (si spera il 20 settembre 2082 e si spera senza soffrire), mi è sempre sembrata una buona idea farmi cremare.
La vita mi ha portato ad abitare in una via del centro città, al numero civico a fianco alla sede della Società per la Cremazione di Cremona.
Oggi ero da mia mamma e, durante la grande scrollata postprandiale di Facebook, mi esce proprio un post della So.Crem. con tanto di contatti.
Quale sorpresa, anzi, sbigottimento, nel notare, per la prima volta, il numero di telefono fisso della sede e segreteria telefonica: 0372 39649.
Esso è stato il mio numero di telefono di casa di sempre, fino al 2002, cioè fino a quando la mia famiglia ha avuto un numero di telefono fisso.
Abito a un metro dalla So.Crem. e la So.Crem. ha ereditato il mio numero di telefono. A 'sto punto farmi cremare è un imperativo categorico.

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ma solo dalla So.Crem. ovviamente...

la sottotrama dei tuoi numeri di telefono fissi è interessante: lasci un numero e lo prende la So.Crem. e tu prendi un numero che aveva lasciato a sua volta Antonio Pacra...
Probabilmente il nuovo numero di Pacra è il vecchio numero della So.Crem.
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Primo Moroni
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Lunedì rivedo il mio caro amico Dirk, ci beviamo qualcosa in un posticino vicino la stazione centrale di Utrecht; sul tavolo, tra le sue cose, lui appoggia anche "Moby Dick" di Melville; lo noto, commento che lo iniziai circa a 8 o 9 anni e che allora ne rimasi piuttosto infastidita (uno dei pochissimi libri che abbandonai in infanzia, quand'ero una grande lettrice, ed ero più che mai sensibile verso gli animali, e molto meno verso i relativi umani caccianti). Lui mi risponde che lo voleva leggere da sempre e finalmente aveva trovato il momento; gli piace.

La sera siamo a cena a casa mia, ci sono anche il mio bello e altri due amici; qualcuno cita il Coronavirus, io rispondo "what", e tutti ridono perché "vivo sotto una roccia". Mi giro verso Dirk, e lui ha un'aria più disorientata di me; ridiamo assieme, viviamo sotto la stessa roccia, lui dice "Isn't comfortable here, after all?", e brindiamo assieme.

Su questo tema, in effetti, avrei tanto da dire.
E a quanto pare, qualcosa deve averla avuta anche Melville in "Moby Dick":
Herman Melville ha scritto:In genere, quando fate la vita del cacciatore di balene ai tropici, vi investe una sublime mancanza di accadimenti. Non sentite notizie, non leggete giornali, non ci sono edizioni straordinarie a farvi sbalordire con i resoconti impressionanti e completamente fasulli di eventi banalissimi; non venite a conoscenza di nessun dispiacere domestico, né di titoli in discesa o crolli in borsa; non siete mai turbati dal pensiero di ciò che riceverete per pranzo - perché tutti i vostri pasti, per tre anni e più, sono bellamente stivati nei barili, e il vostro menu è immutabile.
Lo scrive Q su feisbuc, martedì notte.

a>-<b

PS: naturalmente, dall'istante successivo alle battute dei miei amici, ho visto anche io ovunque parlare del Coronavirus.
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Che tutto nasca da Dirk, ovvero da un omonimo di Dirk Gently, l'investigatore olistico di Douglas Adams, è la cosa più douglasadamsiana del decennnio.
Piango.
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Sbang!!!
Mi sa che non sapevo di questo personaggio! Ho appena wikiesplorato, e credo che Dirk apprezzerà pure assai! Non mi resta che aggiornarlo, dunque!
Ad aggiungere più passione a tutto questo: Dirk sta scrivendo un libro (again, ma questo con un tiro diverso), e, adesso che ci penso, io credo ti intripperebbe, Q - almeno da come lo immagino, avendo letto suo materiale precedente.

Note ulteriori
Affinché si coronasse la coincidenza con la tua associazione douglasadamsiana, naturalmente serviva che io dicessi il nome di Dirk, ed è peraltro cosa alquanto eccezionale che io l'abbia fatto: così come cito sempre il mio bello come "mio bello", o quei miei amici come altri due amici, quasi mai qui cito i nomi di qualcuno che non sia un utente palloziano. Magari metto le iniziali. Ma, un po' da sempre, di rado scrivo il nome intero. Prima di pubblicare il post, in effetti mi son chiesta perché in questo caso lo stessi facendo, senza apparente motivo. In quel paio di secondi di sospensione, mi sono risposta che potevo lasciare il suo nome perché, ma sì, non credo sia un problema e non credo gli dia fastidio, ma soprattutto perché mi piace l'idea, affettuosamente, di lasciare il suo nome e così dare più calore alla storia, anche per celebrare ulteriormente questo incontro di lunedì scorso: per tante ragioni miste, questo Dirk non l'avevo mai visto così bello e felice. (Q, ci sta perfino tu l'abbia visto, nel dicembre-gennaio 2016/'17 era con me a Cremona! Ma probabilmente non vi presentaste, altrimenti credo che avresti notato il nome).

Uh, dimenticavo!
A rendere il ruolo di Moby Dick ancora più centrale nel tutto: uscendo da quel caffè, Dirk l'ha scordato! Se ne è ricordato solo quando, una volta in stazione, si è avvicinato con me alla piccola libreria tipo bookcrossing vicino al pianoforte pubblico (cosebellecittadine): intenzionato a raccogliere un altro libro, ha realizzato che aveva lasciato il suo! Così sono tornata io a prenderlo per lui, e doverglielo ridare è stato motivo ulteriore per trovarsi poi. :) Come nei film.
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Qualche minuto fa, in contemporanea, Ash e Scex (cioè i Vixual) mi scrivono che l'assistente scenografa di una serie web, che verrà girata nel loro studio milanese Sarca78, è nientemeno che mia sorella.
Io non so cosa dire, sennonché mia sorella fa centomila cose in campo artistico e questo aumenta le probabilità che accadano eventi simili.
Ma questa resta una coincidenza assurda, allucinante, stupenda e inenarrabile.
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Mi sono accorto di ciò oggi, leggendo qua e là sul Forum.
In un topic di discussioni lombrosiane, Baol scrive un post in cui, tra le altre cose, rievoca la prima volta che mi ha visto.
Anni prima, in tutt'altro topic, in un mio post, parlavo di quel giorno e di una performance teatrale che mi vedeva impegnato. Come io stesso riportavo nel mio post, quel giorno era il 7 ottobre 2000.
Torniamo ora a cliccare sul link al post di Baol, per accorgerci che è stato scritto il 7 ottobre 2010. Nel post di Baol non c'è nulla che possa ricondurre al fatto che Baol stia parlando di me apposta, anzi, era mia cugina Eta ad avermi tirato in ballo nella discussione.

Stando così le cose, direi che Baol ha citato deliberatamente la prima volta che mi ha visto nel decennale esatto di quella prima volta, in modo inconsapevole.
Ma, come mi ha scritto Baol, a cui ho anticipato la cosa: «Questo è certo: nella nostra amicizia non c'è spazio per l'inconsapevole.
Al limite per l'inconscio».

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McA ha scritto:
21/03/2020, 19:00
«Questo è certo: nella nostra amicizia non c'è spazio per l'inconsapevole.
Al limite per l'inconscio».
Il mio cuore ha appena ricevuto un piccolo pugno orgasmico.

Fiera d'averci lasciato lo zampino.
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