Del moltiplicarsi

Dal greco = spazio aperto

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Eta
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13/02/2017, 2:32

I know I was born and I know that I'll die
The in between is mine
I am mine
Ieri Q ha citato questi versi dei Pearl Jam, e finalmente mi decido ad aprire un thread che ho rimandato a lungo, poiché avrei voluto aprirlo in un momento in cui avrei avuto poi modo di prendermi cura dell'eventuale flusso di risposte. Nemmeno adesso è quel momento, credo, dato che vi scrivo da una collina irlandese dove starò per uno o due mesi in una piccola fattoria dove lavoro assai e dove non spesso mi siederò al computer con molto tempo a disposizione, però forse ok così, forse mi limiterò a godermi le vostre parole senza replicare nulla. A benpensarci, forse non vorrò rispondere quasi nulla, se non dei grazie per il vostro tempo.

(Solo da poco condivido questi miei pensieri con più persone, fino a pochi anni fa temevo di ferire troppo, o di offendere, per cui, prima che continuiate a leggere, vorrei porre qui una scatolina con un abbraccio, in caso.)


Da piccola mi sono promessa che non avrei mai avuto figli – mi sono detta che lo promettevo alla me bambina, e l'ho detto con molta severità alla me adulta che sarei diventata. Guai a te, se cambi idea, mi dicevo, guardandomi dritta dritta negli occhi nel futuro. Il mio motivo essenziale, nonché molto esistenzialista, era che non avevo mai scelto di nascere, e trovavo fosse un'inaccettabile soverchieria che altri avessero scelto al posto mio, senza sapere che ne pensassi, per quanto l'avessero fatto con amore e buona fede. Di conseguenza, mai avrei scelto al posto di qualcun altro. Da allora ad adesso è cambiato molto in me, ho dato un altro ruolo al dolore e ne ho accettato la presenza nel ciclo della vita, e, infine, sono grata di essere viva. Ma nonostante il mio punto di vista nella vita sia cambiato radicalmente, questo punto non si smuove, specialmente non su questa Terra per com'è ora, dove l'aria fa male, e dove siamo già assolutamente troppi umani.
Mi fermo qui, il nodo è questo, anche se potrei continuare all'infinito (no: crollo di sonno).
Fondamentalmente, vorrei sapere che ne pensate di questo: del decidere per qualcun altr* di vivere, specialmente in un mondo "così".

Ciao car* pallozian*, e grazie in anticipo, se leggerete questo, si vi dedicherete dei pensieri *
Un bacio dalla Contea di Tipperary
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13/02/2017, 23:03

argomento leggerino a cui il mio pensiero è tornato più volte, oggi

beh, partirei con il dire che è un atteggiamento comprensibilissimo e condivisibile, anzi per certo condiviso da almeno due persone che conosco, due donne che conosco
sì, perché credo sia una riflessione prettamente femminile, anche se in linea di principio non dovrebbe essere così

ci sarebbero tante cose da dire, come nessuna, in realtà, ma come sempre l'universo mi ha mostrato la via e, guarda caso, proprio stasera ho visto la figlia di Ray Donovan dire a sua madre che non ha intenzione di avere figli... mai, non solo adesso che è molto giovane (diciotto anni), in quanto non ha intenzione di trasmettere i pazzi geni di famiglia ad una creatura innocente...
“Condividere saperi, senza fondare poteri”

Primo Moroni
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15/02/2017, 23:26

Qoincidenza carina ti sia tornato il tema proprio così, nella serie che guardavi (che non conoscevo). :)

Grazie – davvero – per dire che è un attegiamento condivisibile, Q, mi allevia. E grazie per notare che è una riflessione femminile, anche, in effetti lo posso constatare anche io: in questi anni ho incontrato qualche altra persona che la pensasse più o meno così, e si tratta di donne, in effetti. Non sono sicura del perché, o se sia un caso, in un certo senso avrei potuto immaginare il contrario.

È un tema leggerino leggerino, sì, chissà se però anche qualcun altro vorrà scrivere. :)

Ciao car* pallozian*
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McA
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18/02/2017, 2:00

Il tema è così spensierato che dico a cuor leggero anche la mia, da uomo senza alcun desiderio di paternità a un'età a cui i miei genitori erano tali da 8-9 anni.
Anche laddove il succitato desiderio dovesse manifestarsi, manterrei un pensiero economico, nel senso etimologico del termine, cioè di gestione della casa (dove la casa è il pianeta), adottando una/o bimba/o già nata/o. La Terra è piena di bagoli bisognosi d'amore: e diamoglielo. Le procedure di adozione sono lunghe, macchinose ecc.? Eh, lo so. Ma resterebbe un punto fermo. Poi in adolescenza occorrerebbe affrontare il tema ecc.? Eh, lo so. Ma quale adolescenza non è problematica?
Quindi, per rispondere alla domanda di Eta, no, non mi moltiplicherei e non imporrei a nessuno di esistere, specialmente in questo mondo; con ciò distinguendo dal possibile ampliamento di una famiglia.
Ciao da McA e da Francesco Caravagli, responsabile relazioni esterne Radio Fujiko.
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22/02/2017, 13:22

"Spensierato" è senz'altro il termine migliore per descrivere il tema, sì! ;D

Anche io ho sempre contemplato, in caso, l'opzione adozione, esattamente nella stessa ottica, benché comunque creda che, per ragioni di stile di vita, non farò mai questa scelta (ovviamente il discorso stile di vita è personale e non bello esistenziale e generale come la questione del mio post d'apertura). In verità è più facile che accada di quel che pensassi, ma non nel senso stretto di adozione, bensì forse in prospettiva poliamorosa, ossia in caso un domani un* mi* partner avesse figli* – ma questa è un'altra storia…
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